
Menabó Vino e Cucina Roma. La formula della trattoria perfetta non l’ha ancora inventata nessuno. E per fortuna, diciamo noi. Perché altrimenti avremo una serie di locali tutti uguali e standardizzati. Ma si può lavorare per approssimazione, cercando di rispettare alcuni requisiti base: una cucina solida e di territorio, senza tocchi inutilmente gourmet ma anche senza sciatterie; un ambiente spartano ma non spoglio e triste; un’accoglienza non affidata a ragazzotti che turnano vorticosamente e non sanno quello che servono ma a personale che fa parte del locale, appassionati e competenti; infine prezzi ragionevoli. Ecco, Menabó Vino e Cucina non sarà ancora la trattoria perfetta, ma è di gran lunga una delle migliori aperture dell’anno.
Con il bonus di arricchire il panorama di un quartiere periferico in movimento, Centocelle (l’illustre vicino è Mazzo)
L’idea è di due fratelli, che si spartiscono cucina e sala. Paolo Camponeschi sta ai fornelli mentre il fratello Daniele (nella foto) – che è stato cuoco, prima di dedicarsi completamente ai vini, di cui è grande appassionato e conoscitore – accoglie i clienti.
C’è un’unica sala molto spaziosa, con un pavimento di graniglia che risale agli anni ’60. L’arredamento è minimale e senza nessuna pretesa di modernità. C’è una grande lavagna con i vini, uno specchio e sulle altre due pareti scaffali nudi con bottiglie di vino. Molte delle quali, ma non solo, di impronta naturale. Non mancano oggetti di modernariato, dalla macchina per scrivere alle macchinine antiche.
Il menu è essenziale e cambia spesso. Viene portato al tavolo su una grande lavagna. E contempla piatti come il fegato con cipolla rossa (8 euro), i bucatini ‘nduja, broccolo e mollica (10), trippa alla romana, menta e pecorino (10 euro) e la padellaccia di maiale, con cavolfiori e patate (13). Da non perdere la genovese.
E ancora shishkebab di agnello, confortevoli quadrucci in brodo (9 euro) e questi ottimi spaghetti ajo e ojo, cime di rapa e totani (che si accompagna a una Barbera Rapp, non a caso, di Rocco di Carpeneto)
Ottimo questo macco di fave, cime di rapa e una ricotta di pecora che risveglia i sensi. Da non perdere anche i dolci, che sono preparati da Daniele.
Quanto ai vini, c’è un panorama ampio. Non solo vini italiani, ma anche francesi glou glou e “tedescherie” (“ben oltre il sandalo con i calzini”, scherza Daniele).
Menabó Vino e Cucina, Via delle Palme 44 d, Roma, Tel. 06 86937299. Pagina Facebook